Un problema istituzionale: le province in Italia

Bandiera italianaLa provincia è un ente locale territoriale: comprende più comuni, ed è a sua volta una parte della regione. Le norme che regolano l’istituto della provincia sono elencate nel titolo V della Costituzione. La sua esistenza è stata più volte oggetto di accese discussioni.

Le province nella storia d’Italia

Le province hanno origine con il Regio Decreto n. 3702 approvato il 23 ottobre del 1859 (il “decreto Rattazzi”): in questo testo la provincia è descritta come un ente provvisto di un proprio elettorato e con una amministrazione autonoma. La sua presenza è stata messa in discussione fin dagli inizi, tant’è che in diversi momenti storici si è pensato di eliminarla: tra i primi sostenitori della soppressione appaiono esponenti illustri come Cavour e Crispi. Nel corso degli anni alcune province sono state riordinate, altre soppresse, altre ancora rinominate. L’ultimo provvedimento in materia lo troviamo nel decreto legge “Anticrisi”, che risale all’agosto 2011: in esso era prevista la cancellazione delle province con meno di 300.000 abitanti. Anche questo è stato tuttavia rimandato, con la promessa di dedicare all’argomento un decreto di legge costituzionale.


Problematiche delle province

La presenza di comuni, province e regioni crea una situazione istituzionale a più livelli: diventano infatti almeno cinque gli strati di autorità che gravano sulle spalle del cittadino italiano (alle tre realtà già citate si aggiungono lo Stato e l’Unione Europea). Il rischio sta in una produzione eccessiva di regole e nel conseguente “pasticcio” sull’assegnazione di mansioni e responsabilità, con il risultato di una burocrazia che diventa macchinosa nel cercare di assecondare il dialogo tra tutti gli enti coinvolti. Questa confusione non solo impedisce al cittadino di provare una reale adesione all’istituzione (sono bassi i tassi di partecipazione alle elezioni provinciali), ma si ripercuote anche a livello economico: il costo connesso all’esistenza delle province è l’altro motivo principale per cui se ne reclama l’eliminazione.
Tuttavia, la questione rimane aperta nel dibattito politico: se l’abolizione venisse messa in atto, richiederebbe parecchio tempo, necessario a una re-distribuzione del personale e dei compiti svolti dalla struttura. E infine c’è chi sostiene che non basta abbattere queste entità per diminuire le spese della politica.

Foto: Dariusz T. Oczkowicz

Post simili:

Lascia un commento